Arche Meravìgghie – Arco Meraviglie
Siamo in una versione barese e low-budget di Romeo e Giulietta. I genitori di lei: “Quel ragazzo non ci piace, fine”. Lui, che abita nel palazzo di fronte, invece di farsi una ragione o scrivere poesie, opta per lo stalking architettonico.
Con l’aiuto dei suoi parenti ninja, in un epoca senza betoniere o luci elettriche, alzano un intero arco in una notte: i due possono finalmente amarsi. O meglio, lui può entrare in camera di lei senza bussare.
Romanticismo o violazione di domicilio? Ai posteri l’ardua sentenza.
Questa è una leggenda, non c’è niente di vero in questo racconto: l’arco fu costruito per far comunicare due case adiacenti, appartenuti alla famiglia “Maraviglia” di Milano. Immigrazione al contrario diremmo oggi.
Testo di Veronica Condello
con la revisione e la traduzione barese di Felice Giovine