Isabella d’Aragona arriva a Bari nel 1501 con un contratto di proprietà più falso di un Rolex comprato a Piazza Umberto.
Detestava visceralmente gli spagnoli, ma con un pragmatismo da squalo della finanza bacia l’anello di Ferdinando il Cattolico pur di mantenere saldo il suo feudo. Si asserraglia nel Castello Svevo, ci piazza i cannoni moderni (perché non si sa mai) e inaugura 23 anni di regno da perfetta “CEO illuminata”. Abbassa le tasse per far tacere la plebe, apre scuole, sponsorizza la stampa del primo libro a Bari e fa restaurare il molo distrutto, comportandosi come una sindaca cinica ma perennemente in campagna elettorale. Non solo portò i frutti di mare sulla tavola dei ricchi e abbellì il castello, ma c’è chi (tra gli storici complottisti dell’arte) sostiene persino che la Monna Lisa di Leonardo da Vinci sia in realtà un suo ritratto, essendo lei l’ex duchessa di Milano in esilio. Una badass assoluta a cui Bari deve il primo vero barlume di Rinascimento.
Testo di Veronica Condello
con la revisione e la traduzione barese di Felice Giovine