Una famiglia pugliese decide che cucinare insetti e roditori sia un’ottima alternativa al restituire un favore, scatenando l’ira di una vicina mutilata che decide di fare un reboot di John Wick in versione “nonna col lenzuolo”.
Tutto ha inizio un giorno di inverno in cui una famiglia decide di scaldarsi cucinando e mangiango frittelle, manca un elemento essenziale: la padella. La madre manda la figlia dalla vicina con una raccomandazione da bon ton: “Chiamala Angiolina, non Mezzo Culo altrimenti si arrabbia”. Mezzo Culo accetta di prestare la padella solo a condizione di avere delle frittelle in cambio ma una volta che il profumo del fritto invade casa, la famiglia perde ogni dignità umana. Mangiano tutto. Anche le briciole. Anche l’olio esausto, probabilmente. Invece di andare lì e dire “Scusa Angiolina, siamo delle cavallette, domani ti offriamo un caffè”, decidono di cucinare per lei un menu degustazione da incubo: preparano frittelle a base di topi e scarafaggi con un aggiunta di mangime per galline. Mezzo Culo si arrabbia e decide di fare una strage: la famiglia cerca di adottare tecniche di sopravvivenza alla “Mamma ho perso l’aereo” ma nonostante i numerosi tentativi di rompere diverse ossa a Mezzo Culo, quest’ultima riesce a sterminare tutti e tutte tranne un figlioletto che si era nascosto. Torna il padre, vede il macello, va da Angiolina, la giustizia sommariamente e poi — perché no? — usa un liquido magico e invoca San Nicola. Tutti risorgono. Fine. Vissero felici, contenti e probabilmente con la salmonella.