Altro che spunte blu su WhatsApp. Se volete una masterclass su come dileguarsi con stile (e infinita codardia), dobbiamo fare un salto temporale nel 1935, a Ceglie del Campo, all’epoca quartiere di Bari.
Qui, una malcapitata sposa ha subito il “ghosting” originale davanti a un’intera platea di compaesane invidiose, armate di popcorn metaforici. Analizziamo questa tragedia greca in salsa pugliese.
Una ragazza di Ceglie compie il miracolo sociale definitivo: accalappia un militare barese, talmente bello da far deragliare gli ormoni dell’intero circondario. Il giorno del matrimonio la chiesa è stipata, il paese è radunato in piazza, l’abito è stirato, i ricci sono perfetti. La sposa è in estasi.
Lo sposo? Non pervenuto; in compenso arriva lui: il telegramma. L’equivalente anni ‘30 di un messaggio di rottura del tipo: “La guerra m’ha chiamato, sentiti libera”.
Questo genio del male ha letteralmente sfruttato l’instabilità geopolitica del regime per fuggire dalle proprie responsabilità. Ha mollato la malcapitata con l’equivalente storico di “Non sei tu, è Mussolini”.
Oggi, il detto si applica a chiunque si sia preparato a puntino per un evento o un’aspettativa che poi si dissolve nel nulla. Ti sei vestito bene per una festa annullata all’ultimo? Hai studiato mesi per un concorso truccato? Ti sei fatto il bidet e poi il tuo appuntamento ha disdetto? Complimenti: sei rimasto come la zita di Ceglie. Pronto, agghindato e brutalmente deluso.
Testo di Veronica Condello
con la revisione e la traduzione barese di Felice Giovine