Nel 1928 scoppia la moda delle mascotte. A Bari si litiga: uccellino tenero o gallo rissoso? Vince il gallo, che non è semplice mascotte ma un animale da combattimento, l’anima incazzosa di Bari. Petto in fuori e cresta rossa: incarna l’arroganza del barese che, pure da fallito in Serie C, cammina da campione. Profuma di fumogeni, cipolla cruda e birra ghiacciata da 66cl.
Quando nel 2014 i colletti bianchi provarono a cancellarlo, fu blasfemia pura. Toglierlo è come levare l’olio alla focaccia: senza, la maglia è solo stoffa sudata; con lui, è un’armatura. Una squadra può fallire, retrocedere in Serie D e cambiare società ogni tre anni, ma le priorità sono chiare: non osate mai spennare o togliere il pollame dalla maglietta di un barese.
Testo di Veronica Condello
con la revisione e la traduzione barese di Felice Giovine