Se nel resto della penisola evocare le corna altrui fa partire istantaneamente drammi familiari degni di una tragedia greca, a Bari questa espressione è un vero e proprio paradosso: significa letteralmente tutto e il suo esatto contrario.
Pronunciare questa formula magica, rigorosamente accompagnata dal sacro gesto di indice e mignolo sguainati, è lo scudo di protezione divina per eccellenza: scaccia il diavolo e la sfiga. Ma il capolavoro si manifesta nel quotidiano, dove la frase diventa un’ode bipolare alla vostra persona. Da un lato, è la colonna sonora ufficiale della vostra maldestria: se inciampate sull’aria piatta o fate schiantare a terra un vassoio di focaccia, vi consacra come un pericolo pubblico ambulante, l’equivalente di un elefante bendato in un negozio di cristalleria. Dall’altro lato, la stessa identica frase se pronunciata con un ghigno complice, si trasforma nel complimento definitivo alla vostra scaltrezza machiavellica: improvvisamente non siete più degli inetti, ma volpi spietate, maestri di vita che la sanno lunghissima.
Insomma, un singolo rito teatrale, squisitamente colorito, che serve a proteggere, deridere o incensare, ma che, alla fine della fiera, non viene quasi mai usato per offendere sul serio.
Testo di Veronica Condello
con la revisione e la traduzione barese di Felice Giovine