U Monde Russe – Il Monte Rosso
Come trasformare un fastidioso scoglio in un enigma esoterico alla Dan Brown. Si mormora che su Monte Rosso, un isolotto roccioso sfigato davanti al porto di Bari, i monaci avessero tirato su un bel monastero.
Arriva l’ennesima burrasca apocalittica, l’isola inabissa peggio di Atlantide, ma i monaci corrono a salvare la statua del Santo (perché l’incolumità personale è sopravvalutata rispetto ai reliquiari).
Ancora oggi, durante le mareggiate, i boomer nostalgici appoggiati alla ringhiera giurano di sentire i rintocchi disperati della campana sommersa.
Emozione pura.
La verità? Non c’era nessun monastero. Era solo una secca maledetta spacca-chiglie, segnalata saggiamente da una grossa boa rossa galleggiante (da cui “Monte Rosso”) usata anche come parcheggio in quarantena.
E cos’era il suono fantasma della campana sottomarina? Semplice e banale fisica dei materiali: era il rumore sinistro delle enormi catene di ferro della boa, sbattute ritmicamente dalle onde contro lo scafo metallico vuoto della boa stessa. Un trionfo dell’allucinazione acustica di massa.
Testo di Veronica Condello
con la revisione e la traduzione barese di Felice Giovine